Dentro la tela. Indagine su Artemisia

ph di Laila Pozzo.

Fu la collera a salvarmi. Non il perdono. Scrivevano la sua infamia. Lei scriveva la sua gloria, a colpi di pennello.

(Artemisia - Anna Banti)

Cambiare prospettiva quando le cose ti toccano da vicino. Radicalmente. Purtroppo o per fortuna. Dipende. Perché la domanda è questa: è necessario essere compromessi personalmente per essere giusti? Per non mistificare la realtà a nostro piacimento, per non cavalcare mistificazioni di comodo, per non offrire il proprio fianco alla peggiore strumentalizzazione per trarne vantaggio, perché così è l’onda lunga che ormai ci ha travolti?

L’onda lunga è l’esposizione mediatica di fatti di cronaca, cronaca nera, soprattutto, per orientare e manipolare la percezione di chi ascolta e fare audience, sempre più audience, utilizzando ogni sorta di mezzo a disposizione, la televisione, i social.

Se serve, riabilitando anche i mostri, offrendo di loro un’immagine “ripulita”, pronta per finire sugli altarini sacrificali e poi discendere incolumi, assolti e perdonati.

È anche questo il tema, tutt’altro che corollario, di Dentro la tela, Indagine su Artemisia, il nuovo spettacolo di Cinzia Spanò, autrice e interprete diretta da Emiliano Brioschi, che ha debuttato al Teatro Elfo Puccini il 7 maggio 2026 (in scena fino al 31 in sala Fassbinder).

ph di Laila Pozzo

Nei panni di una conduttrice televisiva rampante e senza scrupoli in cerca di casi giudiziari da reinventare ad hoc, l’autattrice Spanò, sempre in prima linea contro la sottocultura patriarcale e maschilista, ci fa entrare nella testa di questa novella sofista nazional popolare battezzata Mara Landolfi, per cui la verità non è che un intralcio da aggirare, dannoso, più ancora che inutile.

Da liquidare con ogni espediente, un bene mobile da vendere o comprare a caro prezzo, ricostruita e approntata così come piace al miglior offerente.

Uomini, perlopiù, difesi sulla piazza mediatica dalla nostra paladina dei loro diritti, che non capisce o non le conviene capire un punto di vista differente dal loro.

Quello delle mogli maltrattate, per esempio, che denunciano in ritardo, non si ribellano in tempo e allora peggio per loro. Bastava lasciarlo, bastare capire che il matrimonio era finito.

Tutto facile, tutto ovvio per il tribunale della tv, e a volte non solo della tv, finché non succede qualcosa che ti riguarda, un “cortocircuito personale” che ti costringe a guardare in un’altra direzione, a vedere dove non avevi mai voluto guardare e ad accorgerti che ti eri sbagliata, che non è vero che sono “solo gli ingenui a credere di poter cambiare il mondo”.

ph di Laila Pozzo

Lascio al pubblico scoprire la trama che regge il pensiero portante e mi limito a sottolineare il guizzo che ne individua la svolta nell’immersione nel dipinto più autobiografico di Artemisia Gentileschi: “Giuditta che decapita Oloferne” in cui la pittrice, violentata da Agostino Tassi, ritrae sé stessa e il suo torturatore.

Quello di Artemisia fu il primo caso di processo per stupro, denunciato (tardivamente) dal padre della donna, ma anche il primo processo farsa in cui il colpevole non scontò la pena e la vittima venne invece umiliata, diffamata e giudicata consenziente dalla pubblica opinione.

La domanda, subdola e resistente, dal 1600 al ventesimo secolo, è sempre la stessa: perché ha aspettato tanto a denunciare?

La drammaturgia si articola in modo chiaro tra il prima e il dopo e conquista fin dall’inizio grazie all’adozione di un linguaggio mimetico che immediatamente ci porta in una salotto tv: uno di quei salotti accattivanti e soprattutto asettici, dove tutto è candido e incontaminato, una tabula rasa fatta apposta per scriverci su la tua discutibile e mai discussa verità del momento. Magari esordendo domandando al pubblico “qual è la differenza tra un chirurgo e Dio”.

“Dentro la tela” è il terzo momento di una trilogia che Cinzia Spanò ha dedicato a indagare le diverse forme di disparità e violenza di genere dopo “Tutto quello che volevo” e “Esagerate!” e il primo step del progetto “Dentro la tela della cultura patriarcale”: incontri e approfondimenti con artisti e studiosi previsti a fine spettacolo e rivolti al pubblico di ogni età, con una particolare attenzione alle scuole superiori.

di Alessandra Bernocco

20 maggio, ore 20, Il viaggio dell’Eroina. Come costruire e interpretare un grande personaggio femminile, incontro con Marina Perri e Beppe Salmetti.

26 maggio, ore 20. Artemisia. Si salva chi squarcia il corpo del silenzio, incontro con Daniela Brogi e Maria Cristina Origlia.

Dentro la tela, indagine su Artemisia/di e con Cinzia Spanò/regia Emiliano Brioschi/luci Nando Frigerio/assistente alla regia Barbara Giordano/costumi Elena Rossi/produzione Teatro dell’Elfo, Effimera Teatro