Pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza
(Enrico Berlinguer)
La legge fondamentale del capitalismo è "tu o io", non "tu e io"
(Karl Liebknecht)
La globalizzazione è stata per il capitalismo una tappa decisiva sulla strada della scomparsa di ogni limite. Infatti permette di investire e disinvestire dove si vuole e quando si vuole, in spregio degli uomini e della biosfera
(Serge Latoucher)
“Una tragedia di matrice capitalista”. Non un’affermazione di un veterocomunista di quelli che si racconta mangiassero i bambini, ma di un giovane attore e autore dopo due anni di capillari e meticolose ricerche.
Pietro Giannini, classe 2000, genovese, diploma all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, premio Ubu under 35, allude alla tragedia del ponte Morandi e ne fa argomento di un monologo denuncia sulla linea del più accorato teatro civile.
La traiettoria calante il titolo, nato da un moto di indignazione nei confronti della biografia di Alessandro Benetton titolata La traiettoria, in cui l’esponente della famiglia che allora controllava la Società Autostrade prova inutilmente a ripulirsi la coscienza.
Ricordiamo tutti cosa accadde a Genova il 14 agosto 2018, otto anni fa. In numeri, 43 morti, 13 feriti, 566 sfollati.
Una sezione lunga 250 metri del viadotto Polcevera, noto come ponte Morandi, progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi e costruito tra il 1963 e il 1967, crolla durante un forte temporale.
Si tratta della cosiddetta tragedia annunciata, una tra le tante tragedie annunciate che non sono riusciti a silenziare, frutto di incuria consapevole, menefreghismo, avidità senza scrupoli. Si tratta quindi di dolo e i morti sono il prezzo del profitto di pochi. Di chi ha normalizzato un sistema in cui la logica del guadagno viene anteposta alla salute e alla vita. In modo strisciante, in un rinvio sommario di responsabilità e di colpe.
Per i vertici della concessionaria Autostrade per l’Italia e del Ministero delle Infrastrutture, le accuse sono di omicidio colposo, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio e omissione dolosa di disposizioni di sicurezza.
Giannini ha presenziato al processo e grazie all’autorizzazione del figlio dell’ingegnere Morandi ha avuto accesso alla documentazione autentica e riservata presso l’Archivio di Stato.
Il risultato è una drammaturgia che ricostruisce, dati alla mano, genesi ed epilogo della tragedia, analizzando la stagione delle privatizzazioni selvagge che ha attraversato il nostro Paese e che continua a minarne la sicurezza.
Lo fa da teatrante navigato, innervando le parole del suo corpo d’attore, un segno forte su un palcoscenico spoglio, prendendoci per mano attraverso una storiella introduttiva, sorta di parabola che ci immette strategicamente in media res, e che riceviamo nonostante il dialetto ligure che gli è familiare.
Una storia allegorica che sarebbe piaciuta a Jean-Jacques Rousseau, in cui si parla di terra coltivata e appropriazione di terreni, di servi e padroni e di nuovo di servi pronti a diventare essi stessi padroni, con conseguenze fatali.
Di qui, da questo tempo passato che è un po’ un tempo mitico e senza contorni, si entra a gamba tesa nel tempo presente, con coordinate precise, date, numeri, scadenze, città, autorizzazioni estorte, notizie allarmanti che remano contro la conclusione dei lavori e poi l’inaugurazione, la sospirata inaugurazione con tanto di istituzioni e presidente della Repubblica. Il 4 settembre 1967 Giuseppe Saragat definì il viadotto Polcevera “un’opera ardita e immensa”.
Ma chissà se sapeva che un metro e sessanta di ponte in calcestruzzo e acciaio era stato impermeabilizzato con carta di giornali (sic!).
Ma il traffico cresce e con esso il degrado. Acuito dagli agenti (atmosferici) che in una città di mare si fanno molto sentire ma che Autostrade recepì come poliziotti in divisa: agenti, appunto. Vero anche questo ed è un momento in cui una risata ci scappa.
Intanto passano decenni e decenni di allerta inascoltata, sollecitazioni messe a tacere, interventi rimandati finché non succede quello che molti temevano e che molti altri fingevano di non temere. Per acquiescente diniego o svergognato far finta di niente incrociando le dita.
E poi, di fronte alla tragedia avvenuta, sfuggire, svicolare, scaricare le responsabilità, arrampicarsi sugli specchi, attorcigliarsi nei cavilli.
Il lavoro di Giannini, che debuttò con successo a Romaeuropa Festival nell’ottobre 2024, ha il grande merito di restituire con chiarezza il prima e il durante la tragedia del 14 agosto, di farlo cedendo la parola ai familiari delle vittime, supervisori della drammaturgia e presenti nei video nella terza parte dello spettacolo.
Che contempla una commuovente concessione al lirismo nel chiamare dentro la madre che aveva temuto per lui, perché su quel ponte, proprio quel giorno, avrebbe dovuto passare, o c’era appena passato.
di Alessandra Bernocco
Una replica straordinaria de La traiettoria calante è programmata giovedì 13 agosto, nel corso di una serata speciale su invito del Comune di Genova e della sindaca Silvia Salis, nell’ambito delle iniziative per commemorare l’ottavo anniversario della tragedia.
Per il secondo anno consecutivo il Comune inserisce lo spettacolo di Pietro Giannini prodotto Teatro Nazionale di Genova con la consulenza del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi.
Lo spettacolo sarà anticipato da un incontro con Silvia Salis, Egle Possetti in rappresentanza dei parenti delle vittime e da un dialogo tra l’attore e Matteo Macor de La Repubblica.
