La performer Marah Haj Hussein ha portato al Fog Festival di Milano lo spettacolo Language: no broblem, in cui affronta i temi del multilinguismo e delle gerarchie di potere nei rapporti tra lingue. La rappresentazione combina tre elementi: le testimonianze dai territori palestinesi occupati e le interviste ai membri della famiglia dell’artista in Israele; il resoconto di un viaggio della stessa Hussein attraverso il Belgio, tra Gand e Anversa; una riflessione intorno al concetto arabo di “zankha”, un odore particolare, che diventa espressione di quelle differenze sottili di significato che non sono traducibili da una lingua ad un’altra. Hussein è palestinese ed è cresciuta a Kofer Yassif nel nord di Israele. La sua lingua madre è dunque l’arabo-palestinese, ma parla fluentemente anche l’ebraico, l’inglese e, da ultimo, il fiammingo, in quanto vive e lavora in Belgio. In Language: no broblem entrano in gioco tutte e quattro queste lingue, anche se la performance si concentra essenzialmente sul conflitto tra l’arabo-palestinese e l’ebraico.