Concerto di percussioni africane che si terrà sabato 19 settembre 2026 (domani), presso la sede di “Diritti al Cuore” in Via Federico Borromeo 75 (Zona Battistini), dove, dalle 16 alle 23, l’associazione ha organizzato l’evento: “Teranga Fest, voci dal Senegal: visioni, musica e storie di emancipazione femminile”, proponendo un viaggio davvero emozionante tra culture, suoni e storie che attraversano il Mediterraneo, e che arrivano appunto dritte al cuore di chi riesce a sentirne il ritmo.
Categoria: MUSICA
Quella sala da ballo, la Gold Room, dell’Overlook Hotel, dal film di Stanley Kubrick “The Shining”, si presenta adesso con due strisce d’oro traverse (da attraversare – tra-vers) a terra, due passerelle di materiale riflettente come la stagnola, fogli di alluminio lucidi e opachi che ci spiegano la metafora degli specchi accartocciati, dove tutto si deforma e fa paura. Immaginifici. E dove è possibile intravedere, oltre il pavimento, il fondo di ogni movimento alterato, scomposto, capovolto, appiattito o allungato. Come danzando con i piedi nell’acqua, ma specchiati nei frammenti delle gocce che saltano in aria.
Lo stesso succede sulle pareti di quella assoluta scatola animata che è la mente, riflettente, una moltiplicazione di forme in ombre scure, che corrono lungo le colonne portanti rincorrendosi, come topi, come insetti, come anime di morti. Entriamo insomma in una girandola di spiriti, gli spiriti però di una festa finita male, in una sala che non è chiusa, seppure interiore, con un via vai di gente e sempre accessibile a chi la invade, ma con strumenti paranormali, di telepatia, chiaroveggenti, parapsicologici (ogni volta modificabile e che si modifica, magmatica) e dove ancora succedono le vite delle persone che non ci sono più, e che sono rimaste. Ossimoro dell’esistenza.
Nello spettacolo, prodotto da Nexus Factory, Tempo Reale ed EstOvest Festival, si innestano suoi materiali diversi: le composizioni di Berio Visage, per suoni elettronici e la voce di Cathy Berberian su nastro magnetico (1961), Les mots sont allés…, “recitativo” per violoncello (1976 – 78), Sequenza XIV, per violoncello (2002) e I colori della luce (1963), presentate in esecuzioni esclusive autorizzate dagli eredi del compositore; Visioni su “Visage”, in cui Roberto Masotti e Silvia Lelli interpretano visualmente Visage (montaggio di Gianluca Lo Presti/Mammafotogramma) e i rari video di Bruno Munari e Marcello Piccardo.
Ruggero Artale è uno studioso del ritmo, e nella contaminazione che fa tra il “suo suono”, carico di vissuto e studio, e la musica africana tribale, carica di misticismo e primitivismo, ci regala suggestioni nuove e una visione degli strumenti a percussione come un ritrovamento della nostra antica e profonda provenienza da quel continente melanconico e ribelle che è l’Africa.
C’è, anche nel suo portamento, lento e denso, quell’atteggiamento spirituale che contorna la sua personalità, subito evidente mentre suona i suoi amati e curati djembe, quelle “casse cave di legno a forma di calice” che tratta come persone che portano la loro storia.
Fresco – o forse si potrebbe addirittura scrivere “freschissimo”, dato che le notizie al proposito sono state trasmesse worldwide direttamente dagli Stati Uniti d’America lo stesso giorno in cui la pellicola ha debuttato sugli schermi italiani – di ben 8 nomination ai prossimi Academy Awards, il film diretto da James Mangold ha la durata di 140’ ed è interpretato, nei ruoli principali, da Timothée Chalamet, Edward Norton, Monica Barbaro e Elle Fanning.
Sul lato della scena Paola Minaccioni accompagnata da quattro musicisti (Valerio Guaraldi – arrangiamenti e chitarre; Claudio Giusti – sax tenore, contralto e flauto; Giuseppe Romagnoli – contrabbasso e basso elettrico; Matteo Bultrini – batteria e percussioni), un’atmosfera intima e di racconto, una voce fedelmente rauca, rotta a volte da un groppo in gola, perché davvero la vita della Magnani somiglia a tante vite e a tante vite di attrici, e forse Paola l’ha fatta magnificamente sua.
Tony Esposito porta sul palco del Teatro Olimpico di Roma un progetto artistico musicale molto particolare e di pregio, denominato “Tribal/Classic”, con dei brani di musica classica (Bach, Mozart, Monteverdi, Pachelbel) in una versione “Tribal”, con ritmi e percussioni da tutto il mondo.
Il progetto è vincitore di Avviso Pubblico promosso da Roma Capitale in collaborazione con Zetema Progetto Cultura
Con questo progetto ad immagini, con i ritratti attenti delle persone che ci camminano affianco, e che ci raccontano con uno sguardo la loro vita felice, o infelice, Giordano Affolti ha voluto restituire a queste persone la loro scelta, il loro percorso, quella indelebile strada già fatta, e che, per cause più grandi di noi, a un certo punto ci è stata interrotta, e in qualche modo resa vuota.
L’incerto e fuggitivo bagliore di tante stelle cadenti si mescola alla luce di qualche stella fissa, questo è […]
Quando le arti si parlano, a costruire reti di armonia e di dialogo, è sempre il caso di soffermarsi […]
