Quella sala da ballo, la Gold Room, dell’Overlook Hotel, dal film di Stanley Kubrick “The Shining”, si presenta adesso con due strisce d’oro traverse (da attraversare – tra-vers) a terra, due passerelle di materiale riflettente come la stagnola, fogli di alluminio lucidi e opachi che ci spiegano la metafora degli specchi accartocciati, dove tutto si deforma e fa paura. Immaginifici. E dove è possibile intravedere, oltre il pavimento, il fondo di ogni movimento alterato, scomposto, capovolto, appiattito o allungato. Come danzando con i piedi nell’acqua, ma specchiati nei frammenti delle gocce che saltano in aria.
Lo stesso succede sulle pareti di quella assoluta scatola animata che è la mente, riflettente, una moltiplicazione di forme in ombre scure, che corrono lungo le colonne portanti rincorrendosi, come topi, come insetti, come anime di morti. Entriamo insomma in una girandola di spiriti, gli spiriti però di una festa finita male, in una sala che non è chiusa, seppure interiore, con un via vai di gente e sempre accessibile a chi la invade, ma con strumenti paranormali, di telepatia, chiaroveggenti, parapsicologici (ogni volta modificabile e che si modifica, magmatica) e dove ancora succedono le vite delle persone che non ci sono più, e che sono rimaste. Ossimoro dell’esistenza.

Famiglia colta, emancipata, amorosa, originariamente composta da padre, madre, due figli maschi e una figlia femmina. Una di quelle famiglie dove si nasce privilegiati e benestanti. Dove si vive in case meravigliose, costruite in mezzo a ettari di aranceti coltivati con cura, tra favole della buonanotte e poesie imparate a memoria, recitate attorno alla tavola all’ora di pranzo. Dove si conduce una vita serena e si coltivano i valori della cultura e del rispetto.
Finché non è il rumore delle bombe ad avvertire i bambini che qualcosa sta per cambiare.

Benché ci consideriamo evoluti, non lo siamo. Perché finché pensiamo che queste sono cose che accadono solo in periferia, in luoghi dimenticati da Dio e comunque solo agli altri, non ne usciamo. Finché non riconosciamo che la violenza, non per forza fisica, il maschilismo, non per forza ostentato, sono anche nostri, non risolviamo niente.

Alla base di ogni interrogativo possibile c’è la questione del perché soprattutto le donne vengano colpevolizzate per la loro libertà sessuale, apparentemente auspicata, anche dagli uomini, e invece sempre più spesso mortificata, abusata in rapporti violenti di prevaricazione.

Consapevoli che il mutamento sociale abbia come sua componente lo spontaneo aggregarsi, integrarsi di emozioni/umori (oppure deliri), pensieri/ideali collettivi, a chi osserva i cambiamenti, nell’analisi dei fenomeni culturali e sociali del nostro tempo, risalta che il non-luogo dei social network alimenta, spesso, atteggiamenti antisociali/depressivi che nella vita reale già sono, o purtroppo diventano, (gravemente?) patologici.

Il comportamento virtuale di ognuno alimenta, oppure no, la comunicazione violenta comune, stabilendo anche il significato che le diamo, e ciò oltre il profilo più o meno patologico soltanto di qualcuno. Dovremmo allora cominciare a capire che presto sarà davvero difficile distinguere la violenza collettiva dalla violenza individuale, dove i social network si attesteranno sempre di più come moltiplicatori di umori, frustrazioni e rabbia, invece che di stati d’animo ed emozioni positivi.

La verità è che, anche per chi non credesse in Dio, forse c’è un modo del tutto nuovo e narrativo per rimanere eternamente nell’al di qua. O forse c’è sempre stato, soltanto che adesso ha semplicemente cambiato il suo supporto. Non più lapidi ed epitaffi, scritti e libri, ma stati d’animo (post)mediatici e bacheche (diari personali) sempre più dinamiche dove incontrarsi anche dopo morti.

Il film è un film francese, ha vinto a Venezia nel 2021. La regia è davvero unica, vissuta dal corpo, la telecamera scruta ed esplora il corpo per ogni stato d’animo drammatico. É certamente un film psicologico, ma non relazionale come i “soliti” film francesi. É un film individualista femminista, con un’attrice protagonista magnifica bellissima nel ruolo.