“Una tragedia di matrice capitalista”. Non un’affermazione di un veterocomunista di quelli che si racconta mangiassero i bambini, ma di un giovane attore e autore dopo due anni di capillari e meticolose ricerche.
Pietro Giannini, classe 2000, genovese, diploma all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, premio Ubu under 35, allude alla tragedia del ponte Morandi e ne fa argomento di un monologo denuncia sulla linea del più accorato teatro civile.
La traiettoria calante il titolo, nato da un moto di indignazione nei confronti della biografia di Alessandro Benetton titolata La traiettoria, in cui l’esponente della famiglia che allora controllava la Società Autostrade prova inutilmente a ripulirsi la coscienza.

Amate come vi piace. Attenti alla noia. Possono essere questi i due moniti che presiedono le due regie shakespeariane che si succedono a ruota al Teatro Carignano di Torino fino al 12 luglio 2026 per l’ottava edizione della rassegna estiva Prato verde, prodotta dallo Stabile torinese. Come vi piace e Le allegre comari di Windsor, rispettivamente dirette da Giulia Odetto e Marta Cortellazzo Wiel, giovani registe conquistatosi sul campo lo spazio meritato aldilà delle quote.

Cambiare prospettiva quando le cose ti toccano da vicino. Radicalmente. Purtroppo o per fortuna. Dipende. Perché la domanda è questa: è necessario essere compromessi personalmente per essere giusti? Per non mistificare la realtà a nostro piacimento, per non cavalcare mistificazioni di comodo, per non offrire il proprio fianco alla peggiore strumentalizzazione per trarne vantaggio, perché così è l’onda lunga che ormai ci ha travolti?

Nel già denso curriculum del giovane regista Giovanni Ortoleva, Mirra di Vittorio Alfieri arriva come naturale conseguenza di un percorso di ricerca dedicato ai miti dell’amore romantico che ha prodotto tra il 2022 e il 2024. Lancillotto e Ginevra, La dodicesima notte (o quello che volete) e La signora delle camelie, trilogia in cui intendeva «ribaltare l’idea dell’amore come forza risolutiva» nell’idea che l’amore possa essere «un fenomeno che non apre alla comunità ma fa sprofondare l’individuo in sé stesso».
Come si colloca Mirra in questo percorso?

Crave, nella traduzione di Barbara Nativi, è andato in scena in prima assoluta nazionale il 10 febbraio 2026 al Teatro delle Passioni di Modena con Leda Kreider, giovane attrice italoamericana, premio Hystrio Mariangela Melato 2025, autodirettasi.
Per lei, una prova coraggiosa e impegnativa. Per il pubblico una fruizione complessa e avvincente. Per l’autrice, un degno tributo, con sentimento.

Per dire di Finale di partita di Samuel Beckett diretto da Gabriele Russo, visto al Teatro India di Roma il 21 gennaio 2026, comincio dalle scene di Roberto Crea, che è uno degli scenografi più dirompenti da un po’ di anni a questa parte. Per quanto mi riguarda, dai tempi di ‘Nzularchia, spettacolo di Carlo Cerciello dal testo di Mimmo Borrelli, di una ventina di anni fa.
Questa volta Crea ha costruito una scena che da Beckett viene verso di noi e ci rovista dentro.
Scena che sa di miseria e di malattia, di marginalità e abbandono. Ma non come ci si aspetterebbe per un testo di Beckett, con citazioni, astrazioni, stilizzazioni e simbolismi, ma scaraventandoci in faccia il quotidiano degrado di esistenze possibili.
Il loro sgradevole habitat maleodorante, di quel cattivo odore che si diffonde e disturba.

“Siamo Antigone e Creonte insieme, o lo siamo già stati più volte, di più in certe fasi della vita e meno in altre e viceversa o in alternanza”.
Così Roberto Latini nelle note di regia alla sua Antigone, spettacolo dal testo di Jean Anouilh che ha debuttato a Ostia Antica il 18 luglio 2025, ripreso a Roma lo scorso novembre al Teatro Vascello e in tournée da gennaio a marzo 2026.
Una regia che chiede allo spettatore di aderire a priori a una scelta: la libera distribuzione dei ruoli a prescindere dai generi. Suo è il ruolo di Antigone, di Francesca Mazza quello di Creonte, di Ilaria Drago quello di Emone.

In questi giorni è in corso una personale di Franco Blandino che raccoglie 57 tra disegni e dipinti di diverse dimensioni, allestita nella ex Chiesa del Salice Vecchio a Fossano (Cuneo) ed è visitabile con ingresso libero fino all’8 dicembre.
Si intitola “Metamorfosi – energia del cambiamento” ed è espressamente ispirata alle Metamorfosi di Ovidio.
In modo velato, secondo libere associazioni di memoria o in modo diretto diretto, come si evince dalla locandina che riproduce il dipinto del ratto di Europa, la povera fanciulla sedotta da Zeus sotto le sembianze di un toro mansueto, prima di ritornare l’assatanato farabutto che era, violentarla sotto forma di uccello rapace e poi permettere che andasse in sposa al re di Creta che magari nemmeno le garbava. Insomma un bell’archetipo di certi maschi di tutte le età, fino alle quotidiane impennate che abbiamo sotto gli occhi.