In questi giorni è in corso una personale di Franco Blandino che raccoglie 57 tra disegni e dipinti di diverse dimensioni, allestita nella ex Chiesa del Salice Vecchio a Fossano (Cuneo) ed è visitabile con ingresso libero fino all’8 dicembre.
Si intitola “Metamorfosi – energia del cambiamento” ed è espressamente ispirata alle Metamorfosi di Ovidio.
In modo velato, secondo libere associazioni di memoria o in modo diretto diretto, come si evince dalla locandina che riproduce il dipinto del ratto di Europa, la povera fanciulla sedotta da Zeus sotto le sembianze di un toro mansueto, prima di ritornare l’assatanato farabutto che era, violentarla sotto forma di uccello rapace e poi permettere che andasse in sposa al re di Creta che magari nemmeno le garbava. Insomma un bell’archetipo di certi maschi di tutte le età, fino alle quotidiane impennate che abbiamo sotto gli occhi.
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Il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale.
(Marcel Proust)
La scienza descrive le cose così come sono; l’Arte come sono sentite, come si sente che debbano essere.
(Fernando Pessoa)
Quando pensiamo a Martin Margiela e alla sua estetica, ricordiamo la maschera. Celarsi e celare era il suo marchio. La sua etichetta un processo numerico che indicava la produzione di un oggetto di design da cui era allontanato l’ego del creatore. Un pensiero dadaista di presa di distanza, di oggettività, di onestà creativa. E cosi pure di relazione con l’altro, da cui nasceva un rapporto generativo di creatività. L’altro come ragione di vita. Un atteggiamento unico nella Moda che invece ama celebrarsi, visualizzare, trasfigurare…
Parthenope, ultima avventura cinematografica di Paolo Sorrentino, è un quadro dipinto con i colori del simbolismo e i pennelli del surrealismo. Una pellicola che diventa, per dirla con le parole di Aristotele, poesia che dice piuttosto gli universali e non i particolari come invece fa la storia. La stessa musica incarna, evocandole, quelle immagini inconsce che il nostro linguaggio non riesce esprimere. Sorrentino procede elaborando esperienze e pensieri che spostano la nostra percezione su un piano simbolico, una involontaria ricerca antropologica che incarna una vera e propria Foresta dei simboli, in cui riti e miti diventano l’unità fondamentale, perché l’uomo, come afferma il filosofo tedesco Ernest Cassier, costruisce il mondo attraverso i suoi processi di simbolizzazione.
Già soltanto il titolo. Femminaccie impudentissime. Chi può non sentirsi attratto da un simile titolo su una copertina che riproduce la caricatura di una femmina agghindata fine ottocento che impugna una pistola? Bel contrappasso nei confronti di colui che senza ombra di ironia apostrofò così le infermiere volontarie che prestavano soccorso ai soldati feriti durante i due eroici anni della Repubblica Romana.
Colui è Giuseppe Boero, gesuita, bontà sua, e il libro in questione è il risultato di una meticolosa e certosina ricerca condotta da Cinzia Dal Maso, giornalista e scrittrice, membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Internazionale di Studi Giuseppe Garibaldi.
Eppure, se solo sapessimo veramente che le cose brutte della nostra vita le racconta il teatro, e che ci difende nel raccontarle! Il teatro è onesto intellettualmente sennò muore, parla alla comunità per far comprendere, parla “a noi tutti” come dice Eduardo per i nostri figli. E solo se si prova il dolore degli altri si comprende veramente il proprio. Il teatro permette questo: ri-presentare (rappresentare) a se stessi il dolore per la vita, com’è.
Quando Rosetta iniziò a esercitare l’arte della pittura, San Giovanni in Fiore era solo il luogo in cui era nata e di cui non ne avvertiva nessun senso di appartenenza, una casualità come ne succedono tante nella vita. Rosetta, a Milano, diventa allieva di suo zio, Piero Guardigli Bagli, tra gli interpreti della pittura riminese nei primi del ‘900, artista di genio che esercitava la professione di scultore presso l’accademia di Brera.
Quando le arti si parlano, a costruire reti di armonia e di dialogo, è sempre il caso di soffermarsi […]
Mio dolce amore fuggi pure, ma ti prego rallenta la tua corsa ed io ti prometto di rallentare […]
Amaro è ‘o beneAmare songo ′e vase ca me daieNun tene cieloSt′ammore nuosto nun tene dimaneAmaro è ‘o […]
“Sono tempi dal cielo chiuso. Senza nessun indizio di certezza. Sono di nuovo tempi dove la tristezza è […]
