Scappa o ti immortalo

Sembrerebbe il titolo di un romanzo noir, ma…



“Sfuggi allo scatto?
Ti copri il viso alla presenza di un obiettivo?
Bene! Ne faccio uno stile fotografico!”

Così Mikael Theimer, fotografo francese realizza un progetto di immagini in cui la sua ragazza compare coprendosi in ogni modo il viso. Da quel momento non smise mai di ritrarla.
“I Keep Trying To Photograph My Girlfirend But She Won’t Let Me”



Non mi dilungo riguardo il giovane fotografo Mikael Theimer, potete trovare già molti articoli a riguardo. In compenso vorrei prendere spunto da questa interessante iniziativa dal sapore talvolta ironico per trarre delle considerazioni di tipo sociale e di tendenza attraverso la mia professione di fotografo.


Troviamo teorie e studi a sostenere l’entrata dell’individuo in un contesto preso a modello di uno scaffale di uno store. La metafora può apparire smodata ma sempre più presente è la necessità di apparire come un prodotto per essere accettati. Non tutti però si sentono presentabili per posizionarsi efficacemente nella vetrina o sugli scaffali verso il mondo. Le profilazioni sono varie ed articolate. 

Soggetti che non si ritengono “Vendibili” fuggono ad ogni forma di rappresentazione visiva di se giocandosi la carta del “metto in piazza il mio Io interiore”. Chi, compulsivamente autoproduce immagini comprensive di “difetti” (legati ad un canone estetico senza senso ma non per questo innocuo) con tanto di autoconvincimento verso se e verso gli altri, che in fondo ci si piace felicemente così! Arriva ora chi assorbe ogni tecnologia per realizzare selfie manipolati finalizzati ad apparire in vetrina come loro si “acquisterebbero”. Loro sono i perfezionisti dell’estetica (a detta loro). Scattano quantità industriali di selfie degni di una casa di produzione. Dedicano abbondante tempo a scremare e ritoccare manco fossero dei Photo Editor di Vogue! Evvia sullo scaffale delle prelibatezze! Poi ci sono le mosche bianche, che la vetrina non l’hanno mai percepita. Li riconosci dalle loro immagini condivise degne di una Candid-Camera senza filtri e senza inganno. Pensare che sono viste spesso come “sfigate” ma al tempo stesso stimate. Una contraddizione epocale. Tutto questo è legato al mitico “Web”. I piedi per terra sono altra cosa. L’aspetto interessante che tutta questa marmellata viene usata trasversalmente da ogni livello culturale e intellettuale. D’altronde la cultura può essere finalizzata alla prevaricazione verso l’altro e nei social è prevalente. Anche nelle sottili pieghe della rete nessuno tende a regalare pillole di cultura, saggezza e altruismo senza ritorno di immagine. In conclusione anche nelle migliori delle ipotesi dobbiamo sempre emergere sugli altri. Premesso che sento di farmi selfie ogni tanto, da qui lungi da me il giudizio verso gli altri, penso però alle motivazioni che spingono a tale attività la popolazione della rete (nonch’è tutti noi). Ho continui scambi di opinioni con persone vicine, amici e non a riguardo. Ma la costante è data dalla giustificazione, dallo sminuire il fenomeno, dai “Ma si, è semplice cazzeggio…”. La mia opinione è che le lusinghe piacciono, da qualsiasi parte arrivino. Sconosciuti, cacciatori di frode o con licenza, intellettuali o basici, tutti a mettere Like o a commentare ma sempre con l’intento di “esserci”. Quasi ad annullare il soggetto fino al momento in cui i ruoli si ribaltano diventando loro “soggetti” presi da questa avidità di presenza sia in veste di commentatori che commentati. E come tutte le assuefazioni mi domando, se da un giorno all’altro, per motivi ignoti svanissero i social, come ci sveglieremmo il mattino seguente?

di Giordano Affolti