Il caso Kaufmann

Hannah, puoi sentirmi? Dovunque tu sia, abbi fiducia. Guarda in alto, Hannah. Le nuvole si diradano, comincia a splendere il sole. Prima o poi usciremo dall'oscurità verso la luce e vivremo in un mondo nuovo, un mondo più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto, Hannah. L'animo umano troverà le sue ali e finalmente comincerà a volare, a volare sull'arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro, il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto, Hannah, lassù...
(Charlie Chaplin, Il grande Dittatore)

Che fine fa l’umano in un contesto storico disumano? Attorno a questa questione, innanzitutto, si sviluppa Il caso Kaufmann, romanzo storico di Giovanni Grasso da cui Piero Maccarinelli ha tratto lo spettacolo omonimo, protagonisti Franco Branciaroli, Viola Graziosi e Graziano Piazza.

Al centro, il rapporto tra un uomo maturo e una giovane donna. A latere, il fatto che l’uomo sia ebreo e la donna ariana. Il romanzo, e di conseguenza lo spettacolo, è lo sguardo inerme che constata che gli accidenti  diventano sostanza e che quello che dovrebbe essere corollario, diventa centrale, prepotente, dirimente. Un ebreo non può amare un’ariana, un ariano non può essere amico di un ebreo. Siamo in Germania, un anno prima della promulgazione delle leggi razziali e il clima antisemitico è strisciante.

Ma il caso del titolo non è un’invenzione pretestuosa per inquadrare i risvolti privati di un’epoca. È proprio un fatto di cronaca, un fatto che il libro di Grasso ha il merito di aver riportato alla luce e che oggi vorremmo tanto risuonasse lontano. Invece l’animo umano riserva spesso brutte sorprese e noi alle brutte sorprese ci stiamo pure abituando. In tempi di guerra e in tempi di pace.

Per questo assistere alla condanna a morte di una brava persona, calunniata e perseguitata non solo da un regime mostruoso, ma da piccole anime invidiose, impaurite,  minacciate, pettegole, in cerca del primo capro espiatorio per tacitare la propria insana coscienza, anime mosse da una perversa captatio benevolentiae nei confronti del potere di turno, non ci fa nemmeno più tanta impressione. Esistono e sono infiltrate dovunque, agiscono sotto mentite spoglie, girano con il loro bel carico di tritolo da far esplodere dove non sono graditi, danneggiano, fanno la spia, dividono o almeno ci provano.

E per questo è un bene vedersele messe in ridicolo, in tutta la loro frivola ipocrisia, nella loro ignoranza, nella loro grettezza che fuoriesce come un ossimoro da vestiti, cappellini, borsette frou frou.

A scolpire sulla scena una creatura siffatta è Franca Penone, bravissima nel renderla insopportabile, ai limiti del disgusto: una piccola calunniatrice civettuola e vendicativa, probabilmente invidiosa degli altrui sentimenti che non fa che inquinare, sentimenti che non conosce, con cui non ha familiarità e di cui non ha nemmeno memoria. 

Un personaggio giustamente sopra le righe che funziona come una sorta di coro a una voce, che si destreggia a suon di luoghi comuni, mettendo le mani avanti, autoassolvendosi di fronte alla colpa (“Non ho niente contro gli ebrei, se si comportano bene” e “se non lo avessimo denunciato noi,  lo avrebbero fatto gli altri”). Il fatto che questa donna si presenti a inizio spettacolo, con il suo carico di storia spicciola che sporge dalla grande storia come la punta di un iceberg, è quel che permette di creare la giusta distanza dalla verità del cuore, che dimora inalterata nella giovane Irene Seider di Viola Graziosi e nel disincanto amoroso del Lehman Kaufmann di Franco Branciaroli.

Giovane ariana lei, ebreo lui, eppure amico del padre che ha voluto affidargli  la figlia vent’enne, segno bello di fiducia e amicizia che prova a resistere in un mondo liminale, in cui la bellezza è, semplicemente, reato. In cui il sentimento sano e innocente tra una giovane donna e un uomo maturo diventa scandalo ed eresia. Bandito, punito, scontato prima ancora di essere abitato. Un sentimento che non si può vivere e quindi nemmeno capire. Viola Graziosi riesce a rendere molto bene l’eccitazione emotiva, anche caotica, di un sentimento soltanto abbozzato, a lei stessa non chiaro, che le sfugge di mano ma che ogni tanto trapela e si lascia intuire agli occhi del pubblico.

Branciaroli è invece un Kaufmann rassegnato, che si guarda morire con quel tanto di scherno per gli assassini, ma quasi buttato via, sostanzialmente arreso al tribunale iniquo della storia, impersonato dal giudice di Piergiorgio Fasolo, tutto teso a difendere la loro “rivoluzionaria concezione del diritto per cui le prove sono secondarie e la colpa è sempre a priori” e dal giudice istruttore di Andrea Bonella. Personaggi anch’ essi caricaturali che di nuovo contrastano con un’altra verità, questa volta latente, respinta, silenziata che però sembra albergare nel giovane tirocinante di Alessandro Albertin, non ancora completamente contagiato dal male, almeno così è parso, mosso da un vago presentimento di bene che lo ammansisce, chissà, forse un dubbio. Che certamente alita sul cappellano, prete giusto interpretato in modo sobrio e appartato da Graziano Piazza, il solo a cui Kaufmann confida il suo rimpianto per un desiderio non soddisfatto.

La linea registica pare proprio stabilire una linea tra la verità del cervello e del cuore che attraversa i giusti, gli innocenti o anche soltanto i pensanti, e la mostruosità della legge, a cui obbedire senza porsi domande, da servire supini, come orribili fantocci eterodiretti.

La scena si regge su una doppia disposizione non solo spaziale ma che rinvia a tempi diversi, da una parte il presente, la  prigione in cui è rinchiusa la vittima, dall’altra la vita, quella passata, che emerge dai ricordi, e quella presente, nella quale avvengono i processi: del tribunale e degli asserviti.

Lo spettacolo, visto al Teatro Parioli di Roma il 25 ottobre scorso, ha debuttato al Teatro Sociale di Brescia il 17 ottobre 2023. 

Tournée: Torino, Teatro Carignano, 31 ottobre – 5 novembre 2023; Verona, Teatro Nuovo, 7-12 novembre 2023

“Il caso Kaufmann” Di Giovanni Grasso/Regia Piero Maccarinelli/Con: Franco Branciaroli (Lehman Kaufmann, presidente della Comunità ebraica di Norimberga); Graziano Piazza (Padre Höfer, cappellano del carcere di Monaco); Viola Graziosi (Irene Seider, giovane fotografa); Franca Penone (Eva Greese, ex governante di casa Kaufmann); Piergiorgio Fasolo (Oskar Rothenberger, presidente del Tribunale speciale di Norimberga); Alessandro Albertin (Herbert, tirocinante in magistratura e assistente di Rothenberger); Andrea Bonella (Hans Groß, giudice istruttore presso la Corte ordinaria di Norimberga, Guardia carceraria)./SCENE: Domenico Franchi./LUCI: Cesare Agoni./MUSICHE: Antonio Di Pofi./COSTUMI: Gianluca Sbicca

CENTRO TEATRALE BRESCIANO, TEATRO STABILE DI TORINO – TEATRO NAZIONALE/FONDAZIONE ATLANTIDE – TEATRO STABILE DI VERONA, IL PARIOLI/SOSTEGNO DI FONDAZIONE CRT

di Alessandra Bernocco