Progetto Binario 30 Teatro

La cultura è la passione per la dolcezza e la luce, e, ciò che più conta, la passione di farle prevalere

(Matthew Arnold)

La parola alla direttrice Caterina Venturini – l’intervista

Apprendo dai social che sul Binario 30 della stazione Termini i treni per le destinazioni che ci stanno più a cuore sono a rischio deragliamento.

Il Binario 30 è uno spazio virtuoso creato dal nulla al civico 159 di via Giolitti, ovvero la prima parallela dei binari ferroviari. Uno di quei posti dove che ci vai a fare, se non c’è davvero un motivo. Insomma non proprio una strada per il passeggio. Invece fatevi un giro. Rischiate di essere intercettati da una locandina che vi propone una cosa diversa. Una mostra, uno spettacolo di teatro o di danza, un incontro dedicato con artisti e maestranze, oppure un laboratorio con addetti ai lavori.

L’idea di rimettere a nuovo uno spazio che non funzionava nemmeno come magazzino, creando dal nulla un polo di arte e cultura, in uno dei  quartieri  liminali della capitale, senz’altro il più multietnico, venne a un’attrice e regista allevata alla Bottega di Vittorio Gassman, Caterina Venturini, che ci mise del suo in termini ideali e materiali. Senza andare per il sottile, parliamo di ottantamila euro investiti. Soldi suoi.

Lo spazio, destinato in un primo momento all’allestimento di mostre, è stato in seguito utilizzato anche come palcoscenico per il teatro e la danza e da due anni a questa parte si sono succeduti una trentina di spettacoli.

Soltanto lo scorso anno assistetti a una sorta di tributo a Rita Atria, la giovanissima testimone di giustizia morta suicida dopo l’attentato a Paolo Borsellino: Rita Atria. Un’adolescente contro la mafia, spettacolo scritto e diretto dalla stessa Venturini e decimo appuntamento di una stagione costruita nel segno della pluralità di generi e temi.

Tutto bene, dunque, treni in orario e passeggeri a bordo finché non arriva la doccia fredda, o la galleria, per restare nella metafora.

Pare infatti che dal prossimo mese il comune di Roma metterà a bando questo immobile e diversi altri spazi gestiti da associazioni culturali. Il perché lo chiediamo direttamente a Caterina Venturini, che incontriamo in una pausa durante l’allestimento dello spettacolo Marga, della danzatrice di teatro-danza classica indiana Marianna Biadene.

Da parte nostra, ci disponiamo ad accogliere repliche, rettifiche, varie ed eventuali. Il dibattito è aperto.

Caterina, ci spieghi che cosa è successo

Il comune dal prossimo mese metterà a bando questo e altri immobili dando seguito alla delibera 140 del 2015 emanata dall’amministrazione Marino e poi riconfermata da quella Raggi secondo la quale gli immobili concessi ad associazioni culturali dovevano essere requisiti e rimessi a bando per ragioni di trasparenza.

Questo nel 2015, ma intanto?

Nel 2017, di fronte al contrattacco delle associazioni medesime, il Comune ha risposto che non avrebbe rinnovato le concessioni ma che avremmo potuto restare e continuare  a lavorare come se fossimo abusivi ma pagando l’affitto.

Abusivi e affittuari ad un tempo?

Un paradosso, infatti. Come dire ‘noi ci tuteliamo e se un giorno vogliamo farvi chiudere, lo possiamo fare’.

È vero che per rimettere in sesto lo spazio avete speso 80.000 euro?

Anche di più. Di tasca nostra. Se le faccio vedere le foto di com’era Binario 30 capisce il lavoro che è stato fatto. Non c’era nemmeno il bagno.

Però c’è un sospeso nel pagamento dell’affitto

In seguito a un errore nel canone mensile. Il canone di affitto relativo alle associazioni culturali è il 20% del valore di mercato, il che significa che se il valore di mercato è 1000, noi dobbiamo pagare 200.

Invece?

Invece per il suddetto errore da parte del Dipartimento Patrimonio – Sviluppo del Comune, abbiamo pagato  l’affitto al valore di mercato.

Quindi avete un bel credito con il Comune

Abbiamo maturato un credito notevolissimo, anche se dal 2017 inoltrato, abbiamo detto basta e abbiamo smesso di pagare.

Riepilogando: avete pagato molto  più del dovuto dal 2009 al 2017 e dal 2017 non avete pagato più nulla.

È così e lo vogliamo saldare,  nel caso ci sia davvero un ammanco documentato. Ma chiediamo che venga ricalcolato sulla base del  nostro credito con il Dipartimento e di un nuovo contratto senza errori.

Chi o cosa stabilisce che le associazioni culturali paghino l’affitto agevolato e chi o cosa stabilisce la percentuale rispetto al valore di mercato?

La possibilità di affittare locali destinati ad uso socio-culturale a prezzo calmierato, per la precisione al 20% del valore di mercato, risale al 1995, amministrazione Rutelli. Uno sforzo lodevole da parte del Comune per  favorire le piccole ‘imprese’ di carattere sociale e culturale che faticano sempre molto dal punto di vista economico, soprattutto se non usufruiscono di contributi istituzionali o sponsorizzazioni di sorta.

In sintesi chiedete il rinnovo del contratto a canone calmierato e che lo spazio vi venga assegnato a titolo prioritario dall’eventuale prossimo bando. Giusto?

Sì. Crediamo che l’associazione che torna a concorrere per il ‘suo immobile’, quello che ha riqualificato e rigenerato in tutti i modi possibili, dovrebbe avere in partenza un punteggio superiore.

Mi sembrerebbe cosa buona e giusta. Oltreché logica.

Infatti. Però se i criteri non prevedono una differenziazione del punteggio in partenza, sulla base di quello che è stato fatto e investito, noi ci troviamo a contendere il nostro spazio con altre realtà. Lo spazio è molto allettante, un gioiellino, ben diverso da come lo avevamo trovato.

Certo, se le cose stanno così, la vincita del bando vi spetta: per curriculum e per avere bonificato di tasca vostra un deposito merci rendendolo fruibile agli artisti e al pubblico. Ma concretamente come dovete muovervi?

La prima cosa è  una trattativa con il Dipartimento Patrimonio per questa  storia dell’errore nel calcolo del canone. Se arriviamo, dopo anni, a una definizione della questione, a un chiarimento e alla rivisitazione del nostro ‘presunto’ debito (che verrebbe più che annullato dal credito) e a un ricalcolo del canone effettivamente dovuto da qui in poi,  ci sarebbe una possibilità  di mantenere l’immobile e proseguire il nostro lavoro. Se non giungiamo a un chiarimento di questo tipo, non potremo aderire al bando dei prossimi mesi, perché risulteremmo ‘insolventi’ e quindi privi del requisito fondamentale per partecipare.

Sarebbe un peccato davvero.

Andrebbe a spegnersi una delle poche luci ancora accese in via Giolitti. Anni di mostre d’arte di grande livello, eventi, laboratori, e ora, un bel premio post Covid, la realizzazione di uno spazio anche teatrale, che tanto auspicavamo. 

Vogliamo dare un po’ di numeri?

Una cinquantina di artisti di varie provenienze e circa trenta  spettacoli tra prosa e danza. Un polo di cultura e arti, che ha superato tanti ostacoli, puntando sulla qualità  dell’offerta, sulla multiculturalità  e sull’inclusione. In un quartiere splendido e non facile. Speriamo davvero che il nostro piccolo faro non venga spento.

di Alessandra Bernocco