Metamorfosi – energia del cambiamento

“Ogni opera d’arte è una possibilità permanente di metamorfosi, offerta a tutti gli uomini"

(Octavio Paz)

A Fossano una mostra di Franco Blandino

Una nota personale. Conosco Franco Blandino da alcuni decenni. Amico di famiglia ha frequentato, insieme alla carissima moglie Maria Viglietta, la nostra casa fossanese e noi la loro, molto spesso attorno a una tavola, magari  rimediata all’ultimo minuto. 

Erano tempi in cui i cellulari non esistevano. Franco, medico di famiglia a Fossano, Maria, ginecologa all’ospedale di Savigliano. Reperibilità garantita da un aggeggio portatile che all’occorrenza squillava richiamando all’ordine.

“Stasera sono deperibile”, diceva Maria giocando con le consonanti per avvertire che da un momento all’altro avrebbe potuto lasciare la cena a metà. Può sempre capitare che una partoriente si porti avanti rispetto ai tempi previsti. E spesso capitava.

Ma capitava anche che Franco, lasciato in pace da allerte di sorta, tirasse fuori dalla borsa da medico un blocchetto qualunque e prendesse a improvvisare i suoi schizzi.

Succedeva prima ancora degli anni in cui aveva preso a creare le vignette per il settimanale La Fedeltà, da sagace “Forattini” sempre sul pezzo, che lasciava il segno, non sempre in modo indolore.

Ricordo benissimo alcune vignette, ne conservo altre e una, in particolare, ce l’ho proprio incorniciata. Rappresenta un togato attempato, con tocco e pergamena, la cui ombra proiettata sul muro restituisce la sagoma di un somaro. Non garantisco che non sia frutto di un’abilissima forzatura grafica ma l’idea la rende alla perfezione.

Eppure prima di allora pochi  sapevano di questa sua vocazione segreta che poi sarebbe diventata di pubblico dominio, artista a pieno titolo.

In questi giorni è in corso una personale che raccoglie 57 tra disegni e dipinti di diverse dimensioni, allestita nella ex Chiesa del Salice Vecchio a Fossano (Cuneo) ed è visitabile con ingresso libero fino all’8 dicembre (orari in coda).

Si intitola “Metamorfosi – energia del cambiamento” ed è espressamente ispirata alle Metamorfosi di Ovidio.

In modo velato, secondo libere associazioni  di memoria o in modo diretto diretto, come si evince dalla locandina che riproduce il dipinto del ratto di Europa, la povera fanciulla sedotta da Zeus sotto le sembianze di un toro mansueto, prima di ritornare l’assatanato farabutto che era, violentarla sotto forma di uccello rapace e poi permettere che andasse in sposa al re di Creta che magari nemmeno le garbava. Insomma un bell’archetipo di certi maschi di tutte le età, fino alle quotidiane impennate che abbiamo sotto gli occhi.

Mi piace pensare che la scelta di entrare a gamba tesa in questo tempo presente e di farlo attraverso il mito e il dipinto che lo riporta in primo piano, non sia casuale. Forse a giudicare da quella schiena scolpita, allenata a difendersi e dall’occhio un po’ interdetto del toro, spaventato, persino, come se presagisse che con in groppa questa bella signora non la passerà liscia.

Perché se il tratto è quello giusto basta un occhio di sguincio, in un dipinto 150 X 100, per raccontare una storia e farti immaginare l’epilogo.

Il mare da sfondo torna protagonista in almeno due dipinti senza anime vive ma con una vitalità dirompente: uno più calmo, sovrastato da un cielo indeciso tra bagliori e tempesta, l’altro, titolato Nel cuore dell’onda, che molto ricorda (o esplicitamente cita) La Grande Onda di Kanagawa del pittore giapponese Katsushika Hokusai. Un’immagine che è repertorio, ormai parte di un’iconografia condivisa, persino inflazionata,  che è bello ritrovare sotto forma di nuova interpretazione autografa.

Ma la vitalità della natura è molto presente anche nelle cosiddette nature morte, animate da folate di vento che fanno volare le tende bianche delle finestre di un corridoio, il corridoio di un convento, forse, ma baciato dal sole (Aria) e da colori pieni e pastosi come i limoni maturi di Figli del sole.

Oppure in una mano  in procinto di apparecchiare la tavola.

Una mano, un piatto, una sezione di tavolo. Tutto qui? No. In quel gesto così semplice e quotidiano c’è qualcosa che sta per accadere. Infatti siamo di fronte a un particolare: un particolare di un dipinto più grande, di cui non svelerò il nome. Cercatelo voi. Per me è un particolare che sintetizza uno scorcio di vita, un’intenzione ulteriore e il mio personale richiamo, per i colori bruni interrotti dal bianco e per la rugosità della pelle, è subito andato alla Friggitrice di uova di Diego Velazquez. Le associazioni. I voli pindarici davanti a un’immagine. Il volo.

Come quello impalpabile di una farfalla. E siamo al disegno che già nel titolo (Il sogno del disegnatore: ah, riuscire a dar vita a una piccola farfalla….), racconta lo sforzo di fermare con un tratto di matita un delicatissimo volo di ali. La fatica della leggerezza.

 

Con Pomona si torna al mito attraverso un dipinto coloratissimo di due metri per ottanta centimetri. Ma la Dea romana dei frutti qui non impugna la falce come vorrebbe Ovidio, ma una grande mela o forse proprio il suo seno, uno solo, come un’amazzone. Occhi azzurri e volto bellissimo, lo sguardo ammiccante direzionato altrove ma comunque in posa: per esser meglio osservata e ammirata. 

Perché la postura conta e lo sguardo pure. Basta vedere come ci fissa il Cristo de La cena in Emmaus (il quadro centrale di un trittico), dritto negli occhi, austero, immobile come di fronte al flash di un fotografo invitato a sbrigarsi. C’è altro da fare.

Quello che colpisce dei volti è l’espressione mai ingessata, come se fossero ritratti dal vivo, o frutto di istantanee scattate a sorpresa. Comunque volti a lui noti, ricordi di incontri, momenti di vita che si riaffacciano,  depositati nella memoria o catturati in un flusso di eventi magari casuali, ma fermati per sempre.

di Alessandra Bernocco

“Metamorfosi – energia del cambiamento”. Ex Chiesa del Salice Vecchio, piazza Bima, Fossano (Cuneo) fino all’ 8 dicembre. Orari  venerdì e sabato (15,30  – 19,30) ; domenica e 8 dicembre (10 – 12 e 15,30 – 19,30).  Ingresso libero.