Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza
(Immanuel Kant)
La volete sapere una cosa? Una cosa che probabilmente “scioccherà” i più ed esporrà ad un discreto ludibrio pubblico il possessore della mano e del cervello che avranno digitato (dopo averle pensate, si spera) queste parole?
Beh, nell’impossibilità di attendere con successo una vostra eventuale risposta – risposta che, è chiaro, per ragioni evidenti di medium non potrà essere ascoltata – e vidimando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la natura assolutamente retorica della domanda ripetuta due volte in apertura di codesto pezzo, vi regalo questo pensiero ammantato finora di tanto mistero: si può considerare bella una cosiddetta pellicola fumettistica e la si può considerare tale a prescindere dal fatto che appartenga a quel genere così tanto abusato, forse vilipeso e financo snobbato che è quello dei cine comic.
Ora io lo so che questa rivelazione così tanto enfatizzata dalla premessa a molti farà l’effetto di un buco nell’acqua, ma in realtà è colui che firma il pezzo ad esserne oltremodo sorpreso essendo il saldo tra pellicole di genere visionate e il proprio personale gradimento in forte saldo negativo.
Ma non è il caso de “I Fantastici 4 – Gli inizi”, film Marvel diretto da Mark Shakman che di fatto apre la cosiddetta Fase 6 del blocco cinematografico dell’Universo al quale appartengono i vari Tony Stark, Spiderman, Captain America e chi più ne ha più ne metta.
Il film ha fatto il suo debutto nelle sale italiane, e non solo, mercoledì 23 luglio 2025.
È presto detto: questo film rebootta il quartetto di personaggi apparso l’ultima volta sullo schermo nel 2015 – il comune sentire popolare pare aver decretato l’insuccesso di questa penultima versione – e lo fa affidando – non ce ne voglia l’altra metà, comunque di grande bravura, – i due quarti della formazione ad un attore e ad un’attrice che vantano curriculum importantissimi in linea con i loro luminescenti talenti: sì, perché sono Pedro Pascal e Vanessa Kirby ad interpretare la coppia composta da Mr Fantastic e la Donna Invisibile e a dare vita ad un feeling sullo schermo che parla da solo del valore dell’intera operazione.
Joseph Quinn ed Ebon Moss-Bachrach sono rispettivamente “La Torcia umana” e “La Cosa”.
Nel corso dei 115′ di visione non assistiamo alla genesi dei personaggi – “thanks god” pare che questa necessità al momento non sia avvertita più da nessuno rispetto a nessuno storico supereroe della nostra cultura pop -, quanto bensì alla popolarità della formazione che già forte dei suoi poteri rappresenta di fatto la barriera ultima che protegge Terra – 828 da ogni possibile pericolo interno ed esterno.
L’estetica richiama ad un mondo cristallizzato nei fantastici Sixties – gli anni 60, per intenderci ,- ma le relazioni, i dialoghi, l’action non rimangono incastrati nelle modalità retrò, potendo contare su un’energia, un’adrenalina e una suspense vigorose e coinvolgenti che scardinano ogni eventuale proposito passatista, lasciando piuttosto lo spazio a scontri quasi impossibili da vincere sulla carta – e solo il pensare che non si può prevedere in tali storie una totale disfatta degli eroi protagonisti ha permesso allo spettatore che ora riporta le proprie impressioni di cedere ad una disfattista disperazione nel corso degli eventi che avevano vita sul grande schermo – e a ribaltamenti di fronte non solo fattuali, ma anche politici e filosofici (e mica vorrete che al terzo giorno di programmazione ci siano articoli che si calino con precisione nella citazione di tali evocazioni, non è vero?).
Insomma, i 4 forti, super intelligenti, sfaccettati, ben costruiti, ben resi e – passatemi tale termine, ve ne prego – sexy personaggi dalle tutine aderenti – ripetere qui il “Grazie a Dio” declinato qualche riga fa – sono dentro una serie di situazioni che suscitano notevole interesse, parecchia apprensione e che, nonostante alcune inevitabili semplificazioni relative al genere al quale appartengono, hanno il merito di creare un autentico piacere in chi ne fruisce, avendo inoltre il merito di non virare mai verso un’insopportabile e ormai cronica ricerca di un generico ridanciano consenso rimanendo piuttosto su un registro tanto serio quanto non serioso e, cosa ancora più importante, rispettoso di una teorica verosimiglianza con il genere “comic” che anni e anni di combattimenti “universali” hanno creato.
Nota di merito – anche se si spera che il relativo spazio in chiusura a loro dedicato non venga rubricato alla voce “Generiche Mancanze di Rispetto” – per i bravi Julia Garner, interprete del personaggio “Silver Surfer” e di Ralph Ineson il cui lavoro è prestato a dare vita alla maestosa rappresentazione di uno dei villain più imponenti che si ricordino – nella fattispecie “Galactus” -, per quanto, come si diceva in apertura, lo sbalordimento relativo a tutto ciò si concretizza nel poter provare ad affermare che in tale film si può scorgere, inusitatamente, una sorta di bellezza classicista e allo stesso tempo psicologica proprio perché non è da un mero conflitto fisico che deriva la goduria della visione, ma da una serie di dilemmi interiori, emotivi e sentimentali che sgorgano puri dai cuori delle pedine in campo fino ad arrivare ad investire il centro più nascosto eppure più vulnerabile di ciascuno di noi spettatori.
E voi credete ancora che i film dei supereroi siano solo e soltanto dei semplici Parchi di Divertimento?
Beh, io, onestamente, inizio a dubitarne.
di Giuseppe Menzo
