La grande debolezza della morte è che può vincere solo la materia. Non può nulla contro i ricordi e i sentimenti. Al contrario, li ravviva e li radica in noi per sempre, come se volesse farsi perdonare dicendoci: “È vero, vi sto togliendo molto, ma guardate tutto quello che vi lascio”
(Joël Dicker)
Silvia cara, mi accorgo di avere salvato questo word come A Silvia. Sorrido. Rimembri ancor. Tu avresti riso.
E forse starai ridendo. Di tutti noi che stiamo piangendo la tua morte. La chiamo proprio morte e mi ripeto questa odiosa parola cercando di prenderne confidenza. La peggiore ingiustizia che ci possa capitare. Ci hai lasciato impietriti, anche chi sapeva della tua malattia non se ne fa una ragione. Speravamo e pensavamo ne fossi uscita. C’era troppa luce nei tuoi occhi e nel tuo irresistibile sorriso per credere che sarebbe finito.
Ti avevo trovata in forma, eri bella, energica, vitale. Avevo creduto alla tua allegria, tutta presente in quell’abbraccio in Sala Umberto meno di un mese fa. “Ale fatti abbracciare”. Per me era un abbraccio che sapeva di inizio stagione. Si torna a teatro, si ricomincia. Scambi di mail, ritiro accrediti, che ti è sembrato,
scriverai, ti chiamo, vediamoci. Tornare nei tuoi teatri sapendo che non ci sarai tu ad accoglierci sarà durissima.
Dall’altroieri i nostri social sono pieni di te, le manifestazioni di amicizia e gratitudine si rincorrono, hai seminato passione, sincerità, amore. Amore: proprio quella forza che unisce, che cerca mediazioni senza
ipocrisie, che si sforza di conciliare e riconciliare, di mettere una pezza dove c’è una crepa. Con un intuito infallibile e una delicatezza rara, riuscivi a ricucire. Di questo, soprattutto, ti sono grata. E tu sai bene cosa intendo. Hai sempre speso una buona parola tutte le volte che potevi e hai sempre scelto di tacere quando
forse non era possibile, non sarebbe stato giusto. Eri onesta, oltreché buona. Eri gentile. Com’è difficile il vostro lavoro! Mediare tra due categorie di sciroccati senza fare ingiustizie, e volere bene ad entrambe. Noi te ne abbiamo voluto tanto, e te ne vogliamo. Buon viaggio, amica bella.
Alessandra Bernocco
Silvietta, ho cominciato ad andare a Teatro con il tuo sorriso, sorriso di cui parlano tutti, non mancava mai per nessuno, e ora senza quel sorriso sarà davvero triste. Non ci posso credere, non mi capacito, di questa tristezza. Dinamica, serissima, sempre allegra, sì mi aggiungo al coro: sempre professionale. Un lavoro difficile. Bellissimo, ma credo molto difficile: comunicare il teatro di questi tempi. Quando arrivavo trafelata alle conferenze stampa, sempre in ritardo, mi venivi incontro per risparmiarmi qualche passo e mi dicevi: tranquilla! Io tutta agitata come sempre, mi rincuoravo. Capivi il mio ritardo, la mia difficoltà ad arrivare nei luoghi affollati e a staccarmi dai rifugi interiori. Dire che mi mancherai, che mancherai a tutti noi, è poco…ti vedremo sempre aspettarci al banchetto degli accrediti, con la certezza di conoscerci uno per uno, questi giornalisti di teatro, tutti mezzi matti, insicuri, pieni di sé…confortandoci con quello sguardo benevolo e birichino, onesto e di chi conosce le persone. Elegante, sempre molto elegante, ti porterò con me nei miei ricordi più cari con il tuo vestito da sposa, quella tua felicità! Il mare. Ti ho voluto bene, anche se ci incontravamo nei frammenti di tempo prima delle prime, e io in ritardo, condivisi per un amore comune. Poche volte nel tempo libero, ma c’è stato anche quello, tutto per noi, piccoli momenti preziosi che caratterizzano una vita, l’amicizia, uno spazio emotivo tutto al femminile, donna bella, spettacolare…
a presto.
Chiara Merlo
