Michele Sinisi, la simpatia di tutte le cose

Il problema non è quante persone io abbia ucciso, ma quanto vada d'accordo con quelle ancora vive

(Bruce Willis - Jimmy Tudescki)

“Il piacere per la matematica non l’ho mai scoperto. Due più due uguale quattro: che bellezza!” Comincia con una nota biografica e una buona dose di ironia il monologo di Michele Sinisi presentato  al Teatro Argot di Roma per quattro repliche sold out (dal 30 ottobre al 2 novembre 2025). Si intitola La simpatia di tutte le cose e l’attacco biografico gli serve a giustificare il perché si trova  lì e perché noi ce lo troviamo davanti.

Geometra per sbaglio, teatrante per vocazione. Nel mezzo una laurea in lettere che non guasta mai e rassicura sempre. Un teatrante colto.

Scritturato o in solitaria, in più di vent’anni di carriera ha frequentato sia come attore sia come regista autori classici e personaggi del grande repertorio, come Amleto e Riccardo III, per citarne due, sotto forma di esplorazioni individuali molto sui generis e molto riuscite.

In questo lavoro, non meno sperimentale,  prende le mosse da una lezione di scienze delle scuole medie inferiori nella quale l’insegnante cercava di spiegare facile facile il concetto di “simpatia”: non tra persone che ci garbano o meno, ma la simpatia nei liquidi, l’acqua e l’olio, per esempio, quella simpatia che regola i legami tra elementi diversi per natura e struttura, i quali quando si incontrano trovano un accordo rimanendo sé stessi. Insomma, una bella metafora dei rapporti umani, quando ci dice bene.

Di qui comincia una rocambolesca storia piena di vita, schegge di ricordi e di incontri in corsa, tra cugini navigati e interdetti compagni di banco sempre in attesa di suggerimenti. La musica, i dischi, la vecchia utilitaria di seconda mano, 345.000 chilometri di tournée, strade innevate, dormite notturne  rimediate alla meglio, lui e quattro ruote devote, immatricolate il giorno stesso del suo compleanno. O giù di lì. “Siamo nati tutti e due sotto il segno della Vergine”. Le coincidenze.

Raccontato così anche un pezzo di carrozzeria usurata sembra quasi respiri, anch’esso animato come le tante immagini che nel liquido flusso di parole si rapprendono e prendono forma. 

È come se il concetto di simpatia nei liquidi, preso a prestito da un esperimento scientifico, aprisse il varco per raccontare di esperienze vissute apparentemente casuali che poi casuali non erano. Anzi, si sarebbero rivelate come coincidenze curiose, da indagare e interrogare, anche se non ti sanno rispondere, e sulle quali sorridere, perché vale sempre la pena farsi qualche domanda. Anche se dopo tocca sopportare la pena di non trovare risposta.

“Che fine ha fatto la meraviglia? Il punto di partenza, il punto di arrivo, la tratta da percorrere, non sono cambiati. Eppure oggi non ci si meraviglia più. E allora è proprio questo che volevi fare?”.

Se lo domanda egli stesso, a sé e a noi tutti, con un tu generico che ci lascia sospesi, un po’ increduli che dalla mescolanza di liquidi ci si ritrovi a ragionare su sistemi non proprio massimi ma non riconducibili alle leggi certe della scienza esatta spiegate a una classe di adolescenti.

Vero è che da adulti le cose, ahinoi, volgono al peggio e la consapevolezza che “non si cammina se ogni passo è un esame”, dopo una vita di esami, poco consola. Si cammina come si può, ben sapendo che “le ferite dell’anima scavano anche dopo”.

Lasciando solchi o disegnando arabeschi.

Sinisi ha provato a gettar luce sui solchi e noi abbiamo visto arabeschi.

Lui solo, con un corpo secco e minuto che incide lo spazio, lo violenta e reinventa creando immagini, ambienti e interlocutori diversi:  l’insegnante, la figlia, il compagno di banco, il primo proprietario dell’automobile, il cugino, l’amico.

Alternando narrazione e dialetto, il suo pugliese stretto stretto, velocissimo, incomprensibile (appositamente incomprensibile) come un grammelot che non chiede di essere decifrato, Sinisi si muove in un tempo discontinuo, che avanza e arretra senza un criterio apparente, se non quello di cercare nel marasma in cui navighiamo, il qb di simpatia per non affogare.

di Alessandra Bernocco